LEZIONE 3 – GO SIMPLE PER ESSERE FELICE

Preparati ad “andare semplice” in più step. Infatti, semplificare è un processo, una serie di atti protratti nel tempo, e non un’azione unica da fare una volta sola.

Mi spiego meglio con un esempio.

Cucinare è un processo, avere il piatto pronto è l’atto unico finale.

Firmare un contratto importante con una grossa azienda è l’atto unico finale, tutte le azioni di posizionamento e marketing svolte negli anni sono il processo.

Vincere una medaglia importante è l’atto unico, gli anni di allenamento sono il processo.

E indovina le persone cosa tendono a ignorare quando qualcuno vince una medaglia, firma un contratto, fa un gran piatto? Esatto, il processo che è dietro a quell’atto unico.

Il processo non è altro che la lunga e faticosa strada (quasi invisibile ai più) che porta all’atto unico (un business semplificato, un piatto cucinato, un contratto importante firmato, una medaglia vinta).

Il processo consiste negli errori, nella fatica, nel sudore, nel rifiutare le scorciatoie e preferire l’etica,
nel rinunciare al cazzeggio costante per costruire ASSET che nel tempo ci regalino la libertà.

Il processo è il prezzo da pagare per arrivare a destinazione, a quell’atto unico consistente nell’obiettivo. E ricorda che “nessuno può fare le flessioni al posto tuo”, come scrisse brillantemente Jim Rhon, pioniere della crescita personale.

Nell’ambire alla semplificazione ci si libera anche dal bisogno di piacere, del presentare qualcosa di grande e complesso che però non ti restituisce in cambio lo stile di vita che desideri. E se hai ancora dubbi sul fatto che devi liberarti dalla complessità perché, come disse Henry David Toreau,“La ricchezza è la capacità di vivere appieno la vita”, allora chiediti per quale motivo mai, ciò che stai facendo da molti anni dovrebbe iniziare a funzionare proprio ora? Non c’è speranza di arrivare dove vuoi se fino ad oggi non ci sei arrivato e se non cambi approccio.

Come spiego nel mio bestseller “Produttività 300%”, la vera ricchezza, secondo molti studi, non deriva dai beni materiali ma da un senso di controllo e libertà della propria vita, godendosi le proprie passioni, i propri affetti e le relazioni importanti. E deriva da una buona salute fisica. E, infine, dalle emozioni che si provano.

Non puoi immaginare quante volte ho visto gente guadagnare e diventare sempre più infelice (senza avere il coraggio di ammetterlo a sé stessi) perché per arrivare a quell’obiettivo economico che sulla carta l’avrebbe reso felice, stava di fatto sacrificando i veri fattori della felicità: una buona salute, emozioni positive costanti, ottima qualità delle relazioni importanti e, in definitiva, libertà personale.

Non sto assolutamente dicendo che i soldi rendano infelici, è una sciocchezza.

Il denaro serve eccome.

Sto sostenendo l’idea che spesso ci rendiamo infelici complicandoci la vita, quando sarebbe così facile mollare, lasciar scorrere e semplificare tutto attorno alle attività più importanti del proprio business, per avere maggiori profitti (il sistema che ho creato negli anni per arrivare a questo scopo è il Seven Steps System®, spiegato dettagliatamente nel libro “Go
Simple”
).

Per fortuna conosco anche persone, una minoranza, che quando guadagnano più soldi, non diventano meno libere ma più libere, ma sono davvero una minoranza, perché sono riuscite a organizzarsi una giornata media che non distrugge il loro stile di vita ideale ma lo supporta!

Una delle ricerche sulla felicità che citavo qualche riga precedente è quella del World Values Survey, che è giunto alla conclusione che il fattore comune alle persone più felici del mondo riguarda i forti legami familiari, il senso di comunità e la qualità delle relazioni importanti.

Concludendo anche (notizia shock!) che il principale ostacolo alla felicità è… (rullo di tamburi): il consumismo!

E il solito problema di cui ho parlato in “Produttività 300%” e che riassumerò in una frase: “Il denaro li possiede, non sono loro a possederlo”. La gratificazione immediata ci frega sempre (pensa a tutte le dipendenze e capirai bene che voglio dire: piacere a breve termine ma danni a lungo termine. Vale per l’alcol e le droghe che ci rovinano la salute, così come per il consumismo che alla lunga ci rende schiavi per pagare i debiti, incluso il mito della casetta dei nostri sogni che ci regala il mutuo dei sogni della banca!).

La complessità ormai è entrata nelle nostre vite così tanto che sembra tutto normale!

È davvero normale sbattersi nel traffico per ore ogni maledetto giorno? È normale fare debiti per comprare cose e poi sbattersi mesi e lavorare centinaia di ore lontano dai propri cari per pagare quelle “cose”?

Sono proprio tutte quelle cose che rendono infelici o meglio, il dover lavorare per pagarsi quelle cose, invece che avere tempo per crearsi un business semplificato su misura delle proprie passioni, dei propri talenti, dei propri sogni e, soprattutto, dei bisogni del mercato.

Robert Frost è stato un poeta statunitense molto famoso, una delle tante cose geniali che ha scritto è questa:

“Lavorando duramente 8 ore al giorno, alla fine
puoi diventare il capo e lavorare 12 ore al giorno”

Eccezionale.

Ma avere un business non significa avere un lavoro, perché un lavoro è qualcosa in cui scambi tempo per denaro.

Purtroppo più del 90% di imprenditori e professionisti costruiscono il loro business in questa maniera (me compreso, all’inizio!) senza capire che avrebbero prima dovuto fare una mappa, un “blueprint”, un progetto specifico, “partendo dalla fine” come scrive Stephen Covey nel suo capolavoro “Le 7 regole per avere successo”.

Se non semplifichi il tuo business affinché possa darti ciò che davvero vuoi, ti succhierà via tutto il tempo e la vita stessa. Sarà solo un lavoro, da cui puoi prender meno ferie dei tuoi dipendenti ma con molte più responsabilità (e a volte con meno guadagni!).

Capisci perché semplificare il tuo business non è più un desiderio ma un bisogno impellente? Perché il tempo è vita, per dirla con le ottime parole di MJ De Marco nel suo long seller “Autostrada per la Ricchezza”:

“Lascia che ti traduca questa parola, TEMPO, in modo differente: VITA.
Con un lavoro, tu vendi la tua vita in cambio di soldi.
Se lavori, vieni pagato. Se non lavori, non vieni pagato.
Chi ha celebrato questo matrimonio succhia-sangue?”.

Quindi, la prossima volta che qualcuno ti chiede di dedicargli del tempo o tu stesso hai una ennesima nuova trovata/progetto/idea a cui dedicare il tuo tempo, considera quanto ne valga davvero la pena e se ti stai complicando ancora di più la vita invece che semplificarla. Se rubi tempo a te stesso, sei il primo ladro della tua libertà!

E a proposito di felicità e relazioni importanti: perché alcuni imprenditori sembrano essere più coinvolti dalla relazione che hanno con la loro azienda che con la moglie, il marito o i figli? Se questa è una scelta quasi necessaria in fase di start up (e sto parlando anche di qualche anno), essa diventa un malsano, lunghissimo stile di vita per tantissime persone.

Il tempo, in quest’ottica, non è denaro. È qualcosa di molto più prezioso come l’oro o meglio, come il platino o come un diamante.

Continuiamo ad approfondire: è ora di scendere nella tana del Bianconiglio.

NELLA QUARTA PARTE SCOPRI LA DIFFERENZA TRA UN SEEKER E UN ELITER.